Perché anche nelle situazioni meno piacevoli bisogna cercare di considerare gli accadimenti con una certa vena di ironia ed autoironia. Durante il tragitto i chicchi di grandine sbattevano concitati sui finestrini e la pioggia cadeva talmente copiosa che non si vedeva ad un palmo dal naso. “Colecisti bagnata, colecisti fortunata” ho detto ad alta voce, cercando di fugare l’intima sensazione di paura, anzi di panico quasi incontrollabile.
Una infermiera virago con gli occhioni da ranocchia mi ha accompagnato nella stanza, letto n. 333. Che strano, ho pensato alla signora Cornflakes e a quel numero 333. Subito dopo la batrachiona è tornata con un asciugamano, un rasoio ed un clistere. “A che mi serve il rasoio?”, le ho chiesto, mi devo operare alla cistifellea, mica all’utero. Boh…
Il chirurgo mi aveva spiegato la dinamica dell’operazione che sarebbe stata effettuata in laparoscopia: tre buchini per inserire il tubo della telecamerina, i tubicini per l’insufflazione dell’anidride carbonica e il tubicino per il drenaggio. Prima di addormentarmi ho chiesto se era tutto a posto per iniziare il nuovo reality nella mia cavità addominale, “Il Grande Budello”, sapendo già che la colecisti era stata nominata varie volte e quella sera sarebbe stata eliminata. Delle risate mi hanno accompagnato nella mascherina prima di perdere conoscenza.
Devo dire che è andato tutto bene, almeno fino ad ora, facendo gli opportuni scongiuri. Ora sto in convalescenza e ci marcio un pochino, per una volta sono io ad essere servita e riverita.
L’ho accarezzata fino a che si è addormentata dolcemente e poi sono uscita trascinata via con delicatezza. Ho sentito qualcosa lacerarsi dentro di me, un dolore sordo che mi ha colpito come un pugno nello stomaco.
Tutte le cure non sono servite a niente, povera la mia bimba a quattro zampe. Abbiamo cercato di risparmiarle ulteriori sofferenze.
Ma quel dolore mi ha accompagnato per diversi giorni e non voleva andare via. Al pronto soccorso mi hanno fatto una ecografia e mi hanno detto che era il caso di sottopormi ad una colecistectomia.
Ho preso il coraggio a quattro mani e mi sono operata.
Mi hanno fatto tre buchini, due giorni in clinica e sono uscita. Puff, finito. Adesso sono in convalescenza con un po’ di medicine da prendere, qualche doloretto fisico che dovrebbe passare tra qualche giorno, spero.
Ma non sono una che si piange addosso, anche nei momenti più tristi.
Cari Amici di mouse, scusate il ritardo con il quale vi faccio gli Auguri, ma come ho detto al mio fratellino ho un contenzioso con telecom, che improvvisamente mi ha tolto il collegamento Adsl e quindi da metà dicembre sono scollegata, ohibò e non so ancora per quanto tempo ancora lo sarò.
Ho cambiato cellulare ed ho perso parecchi numeri memorizzati e quindi non sono riuscita a mettermi in contatto con alcuni di voi.
Una buona notizia. Dopo più di un mese ho ritrovato la gattina che girovagava per i primi piani come mi avevano detto. Dopo alcuni giorni di caccia, sono riuscita a riprenderla. Credevo di trovarla dimagritta, invece l'ho trovata in piena forma, qualche anima pia, forse cinese :))) le ha dato da mangiare.
Non so quando potrò essere in onda, prossimamente. Vi lascio i miei più vivi e radiosi
Il mio ultimo post risale al 7 novembre. E’ passato più di un mese. Tante volte ho provato ad entrare per aggiornarlo e scrivere qualcosa. Ma non ne ho molta voglia, forse è il tempo, o forse anche un po’ di stanchezza sia fisica che mentale.
La micia ancora non l’ho ritrovata. Mi hanno detto che si aggira sui terrazzi dei primi piani che sono circa una decina e non si fa prendere da nessuno. Spero che almeno qualche anima pia le dia qualcosa da mangiare.
Un po’ maliziosamente, dando retta alle chiacchiere, avevo pensato che fosse finita in qualche piatto cinese con le mandorle. Anzi ho fatto pure una figuraccia perché mentre parlavo con alcune persone e queste con aria un po’ ironica mi dicevano:”seeee, e mo’ stai fresca prima che la ritrovi, da quel dì che l’hanno digerita”, ho inveito in malo modo verso i cinesi e non mi sono accorta che quel poveretto stava dietro di noi e ascoltava un po’ scocciato.
Per non parlare della gaffe che ho fatto tempo fa quando sono andata alla festa di compleanno del nonno di Pupina, che poveraccio sta attaccato ad un respiratore perché ha l’enfisema. Tra gli invitati c’erano parecchie vecchiette ed io, non so come, me ne sono uscita dicendo che il prossimo compleanno l’avremmo sicuramente festeggiato al cimitero! Ma visto che la maggior parte di loro era un po’ sorda me la sono cavata con un’occhiataccia del damino che mi faceva segnacci toccandosi la tempia con il dito indice.
E quest’estate, ad una cena di ex colleghi tra i quali c’era anche il mio amico con le stampelle, quando lui mi ha detto che avrebbero cambiato sede gli ho chiesto se stavolta gli avevano ordinato una sedia decente, una sedia a rotelle. Al che lui, mi ha risposto che per l momento ancora non aveva bisogno. Però ridendo perché aveva capito che volevo dire una sedia “con” le rotelle.
La canina per ora sta meglio. Sono io che sono insofferente, ma non so perché. Passerà. Come si dice, anche il giorno più lungo ha il suo tramonto.
Certo che gli deve essere preso un colpo secco al povero metronotte alla vista di due loschi figuri che si aggiravano nelle tenebre. Eh si, perché io e il Damino imbottiti con sciarpe e piumoni scuri con in mano una torcia elettrica sembravamo veramente due tipi poco raccomandabili, ma la missione valeva la pena di essere compiuta.
La micia sono tre giorni che è scappata da casa. Ma non dalla porta, dal balcone. Non so come abbia fatto visto che abitiamo all’ultimo piano. Il nostro è un complesso formato da edifici collegati l’un l’altro da ampi balconi terrazzati ai primi piani.
Domenica quando mi sono accorta della scomparsa della micia mi sono subito affacciata dal balcone per vedere quello che non avrei voluto vedere e cioè il suo corpicino immobile. Invece, fortunatamente, questa vista mi è stata risparmiata.
Sono subito andata a suonare a tutti gli inquilini della mia scala per chieder loro se per caso avessero visto una micetta timida che si era intrufolata da qualche parte. Una signora mia amica mi ha detto che è entrata a casa sua e si è nascosta prima sotto il letto e poi, quando loro volevano prenderla, è scappata via ed si è rifugiata nel terrazzo dei cinesi che abitano al primo piano nel palazzo di fronte.
I signori cinesi hanno un ristorante e la leggenda metropolitana che gira da noi è che da quando sono arrivati loro sono spariti tutti i gatti. E’ una cattiveria lo so, la calunnia è un venticello… (in vita mia sono andata solo due volte, tirata per i capelli, in un ristorante cinese, e tutte e due le volte mi sono sentita male, è una cucina che il mio organismo rifiuta).
Armata di speranza ho bussato e mi ha aperto una cinesina molto aggraziata alla quale ho spiegato, con un po’ di difficoltà, se per caso nel suo terrazzo aveva visto una micia tigrata. Mi ha fatto entrare ed io mi aspettavo di vedere un arredamento orientale, che so, vasi cinesi, tappeti cinesi, stuoie cinesi; invece niente di tutto questo, un arredamento normale con un tavolone tondo e delle sedie damascate tutte infiocchettate ed ancora coperte con il cellophan, una credenzona un po’ a trombone ed una vetrina per i bicchieri.
Siamo uscite sul terrazzo, abbiamo cercato la micia ma non c’era da nessuna parte. “Gatto no, gatto no”, ripeteva lei e purtroppo, “gatto no”, la gatta si era volatilizzata chissà dove.
Insomma, per farla breve, anche stanotte, faremo il giro dell’isolato, vestiti da pantegane, alla ricerca della micia sperduta. E la cosa mi mette dentro una angoscia tremenda, perché penso che lei non è abituata a star fuori e se non riusciamo a trovarla probabilmente soffrirà per la fame e la paura.